ORGANIZZAZIONE DI VOLONTARIATO PER LA SOLIDARIETA’ ASSOCIAZIONE “MONDO IN CAMMINO”
World on the march - Мир в движении

IL VOLONTARIATO FATTO “CON I PIEDI”

PRESENTAZIONE

I PRESUPPOSTI E GLI INDIRIZZI
L’ormai più che decennale esperienza rivolta a favore delle popolazioni colpite dalle conseguenze dell’incidente nucleare di Chernobyl, ha sviluppato in molte associazioni ed individui grandi capacità di intervento nel settore dell’accoglienza, degli aiuti umanitari, della progettualità in loco e della cooperazione internazionale in una vasta area dei paesi dell’ex Unione Sovietica.
L’omogeneità dell’area di riferimento (dipendente dal comune ceppo culturale e linguistico e da una lunga e comune esperienza di dominio politico), unitamente alle competenze acquisite (di cui la più diffusa e condivisa è l’accoglienza), ha permesso di allargare il campo dell’intervento verso altre aree, quale quella dell’Ossezia del Nord.

La personale esperienza del Progetto Humus, pur nelle sue complessità e difficoltà, ha indicato una strada ed aperto un grande potenziale di aggregazione. Il portale del progetto (www.progettohumus.it), attestandosi come il maggiore portale italiano su Chernobyl e il nucleare, è diventato un importante punto di riferimento evidenziando necessità di conoscenze e confronti reciproci. Nello stesso tempo ha posto in evidenza la necessità di una maggiore funzionalità interna e del superamento degli squilibri organizzativi (soprattutto quelli riguardanti una più ampia e condivisa gestione, un effettivo soggetto giuridico di riferimento e la sua corretta identificazione, la linearità e la facile rintracciabilità degli aspetti economici/finanziari).

Ultimamente la strada intrapresa verso altri fronti di intervento (Beslan con il Progetto Kavkas), l’aggregazione suscitata, quella in corso e in divenire, hanno posto l’esigenza di riflettere sulle modalità e forme di proseguimento a partire dalle nostre competenze, dal comune patrimonio, dalle potenzialità future e dalle necessità evocate.
La prima esigenza è quella di unire il patrimonio comune (ovverosia le esperienze già in atto e consolidate) sotto un unico cappello organizzativo.
La seconda è quella di porsi come punto di riferimento, aggregazione, confronto (ed anche come servizio) per soggetti singoli o associati che, con percorsi individuali o anche solo parzialmente comuni, abbiano condiviso o condividano esperienze simili nella stessa area di intervento (ex Unione Sovietica).
La terza, infine, (con l’aiuto di tutti coloro che vorranno aggregarsi) è quella di elevare la qualità degli interventi per soddisfare al meglio i bisogni dei beneficiari e puntare alla vera essenza dei problemi.

L’esperienza finora svolta ha posto in evidenza che i bisogni dei beneficiari, molte volte, sono stati piegati alle esigenze e modalità di intervento previste dal proponente e a lui congeniali.
Su ciò dovremmo cercare di riflettere tutti.


Tutte queste considerazioni e le lunghe discussioni ad esse connesse hanno portato a formulare l’idea di un associazione denominata “MONDO IN CAMMINO” (ovverosia: il volontariato fatto “con i piedi”).
Il sottotitolo ironico, e nel suo voluto gioco di parole, sta ad indicare come il vero volontariato debba occuparsi di quello di cui ha competenza (o previsione di acquisirla) recandosi direttamente sui luoghi di intervento, assorbendone il più possibile il modo di vivere, la cultura, la storia, le tradizioni, la socialità, le contraddizioni e le problematiche.
Crediamo che uno dei primi tratti distintivi debba essere l’umiltà e la volontà di mettersi in gioco.
Non è nostro compito dare giudizi dall’alto e da distante, ma, una volta conosciute le realtà di intervento, porsi il problema di come essere più utili, efficaci e coerenti con le vere necessità.
Ed è per questo che, parafrasando un famoso pionieristico giornalista che aveva affermato che “il giornalismo si fa con i piedi” (cioè camminando, andando direttamente nelle zone di reportage), sosteniamo (assumendone la metafora) che anche il volontariato debba farsi con i piedi..
E ciò assume un ulteriore valore aggiunto: il volontariato deve muoversi, deve diventare ricerca, tracciare nuovi percorsi, deve percorrere i sentieri delle altrui e di nuove esperienze, deve superare gli ostacoli con il cuore e con l’intelligenza, deve rialzarsi e riprendere i passi dopo le batoste, deve sperimentare e rischiare, deve essere serio e consapevole cercandosi nel cammino compagni con competenze umane e scientifiche generali e/o settoriale, insomma non deve sedersi su se stesso e piantare comode radici. Il volontariato deve andare in giro a tutto tondo e piantare semi che altri sappiano cogliere e coltivare.

Generalmente di fronte alla nascita di un nuovo soggetto associativo si può storcere il naso, chiedendosi (magari celando un certo fastidio “concorrenziale”) se ne valga la pena o se ce ne sia effettivamente la necessità.

Da un punto di vista pratico già solo le singole esperienze in atto (il Progetto Humus e il Progetto Kavkas) esigono e sono il presupposto di questa esigenza, senza alcuna altra evocazione.
A conferma e a sostegno di questo assunto si pongono sia il portale www.progettohumus.it che l’esperienza attuata con il Progetto Kavkas. Il portale, fin dalla sua nascita, ha voluto caratterizzarsi come “open source”, a pieno servizio di tutte le associazioni. Ed in tale modo sono stati utilizzati le sue informazioni e i suoi servizi nei primi trenta mesi di vita. Ottantamila le visite annuali, decine e decine (a parte i singoli) sono state le associazioni che vi hanno fatto riferimento e che si sono coordinate per collaborare insieme o per venire in possesso di strumenti idonei. Ora se il portale è considerato un patrimonio comune, bisogna fare in modo di coordinare il suo potenziale ed impedire eventi avversi, quali la sua possibile chiusura. E non c’è solo il sito, ma lo stesso Progetto Humus che (grazie anche al valido apporto di diverse associazioni) ha tracciato, fra le altre, una nuova linea di intervento in territorio contaminato. Sulla base del primo Infosportello aperto in Bielorussia e sulla base della prima serra pilota realizzata per l’applicazione delle tecniche del “fuori suolo”, nuove Associazioni si stanno attivando per riproporre tali modalità di intervento in altre realtà di contaminazione. Sono inoltre momenti aggreganti e di confronto anche le iniziative proposte quali la mostra “26 Aprile” e le varie iniziative di sensibilizzazione passate e in corso (1) Anche il Progetto Kavkas ha da subito assunto una valenza interassociativa, realizzando una campagna di coordinamento fra i vari soggetti che vi hanno aderito.

Per queste ragioni è necessario che il Progetto Humus e il Progetto Kavkas si dotino di un ordinamento gestionale che permetta loro di progredire, di facilitarne la condivisione, conoscenza e comprensione, peraltro esaltando quegli elementi di trasparenza e democraticità che devono permeare tutte le azioni nel campo del volontariato e dell’associazionismo.
Ridefinire queste due esperienze in una realtà associativa di riferimento è sicuramente il percorso più complicato e che richiede uno sforzo maggiore, ma riteniamo che sia oltremodo necessario muoversi in un ambito condiviso, non solo da un punto di vista ideale, ma anche nel saldare la chiarezza al rispetto delle leggi e delle normative vigenti.

Inoltre questa nuova associazione (a cui a più soggetti individuali e giuridici è chiesto di aderire) non vuole essere una semplice somma federata di più soggetti.
Pur volendo svolgere, fra le altre, funzioni di associazione di secondo livello, “MONDO IN CAMMINO” non ha come obiettivo prioritario l’unione delle esigenze degli associati, ma la necessità del confronto e dell’unione delle esigenze dei beneficiari per realizzare campagne di intervento più consone.


“MONDO IN CAMMINO” non è in concorrenza, è un’opportunità in più.

L’associazione ha come punto di riferimento tutta la realtà della ex Unione Sovietica, privilegiando in partenza, fra i vari ambiti, quelli in cui ha sviluppato maggiori competenze sia come progettualità (il Progetto Humus, il Progetto Kavkas e l’accoglienza) che come esperienze e know how (in primis interventi scolastici e di radioprotezione).
L’associazione vuole inoltre puntare sul valore aggiunto del ruolo del “facilitatore”: ruolo da esercitare sia a livello teorico (conoscenze e sensibilizzazione) che pratico (azioni mirate nelle sedi di intervento).
Questo valore aggiunto riveste una importante valenza strategica permettendo interscambio e sinergie con altre associazioni e facilitando una reciproca confidenza ed unione di intenti.
Tutto il patrimonio di risorse (umane e materiali) dell’associazione verrà messo a disposizione per facilitare ed assicurarne la circolarità e la maggiore fruizione possibile.

Un discorso a parte merita l’accoglienza. L’accoglienza, allo stato attuale, è sicuramente il terreno di maggiore scontro fra le associazioni, è il terreno su cui nascono e muoiono i loro singoli interessi e quello in cui si affrontano le modalità ed i sentimenti dei vari soggetti operanti.
Noi pensiamo che un tale modo di approccio e di percepire l’accoglienza sia superato.
Il problema fondamentale non è legato al numero degli ingressi ed alle modalità pratiche dell’accoglienza. Questi aspetti sono secondari rispetto alla volontà di risolvere in loco i problemi, rispetto alle opportunità e strumenti di cui si intendono dotare i beneficiari per affrontare il loro futuro indipendentemente dall’accoglienza.
Rifacendoci all’accoglienza dei bambini di Chernobyl, ci siamo chiesti più volte: che senso ha parlare del dimensionamento o del numero di ingressi dei minori in Italia, se tornati nel proprio contesto i “bambini di Chernobyl” diventeranno gli inconsapevoli “adulti di Chernobyl” senza strumenti culturali e pratici per arginare le conseguenze della radioattività e permettere le migliori condizioni possibili di vita in territorio contaminato?
L’accoglienza potrà, pertanto, fondare la sua validità solo se, nel suo intimo, sarà propedeutica ad una presa di coscienza dell’ospitante ed all’attivazione di congruenti azioni in loco: azioni a cui dovranno essere assicurati nel tempo la costanza, la continuità, la chiarezza dei rapporti e degli impegni reciprocamente assunti, il sostegno verso l’autonomia ed il follow up.
Solo da questi, per noi imprescindibili, presupposti potranno, a dispetto delle diverse modalità, partire i progetti di accoglienza (compreso quello per il Progetto Kavkas); solo così si potranno affrontare successivamente i percorsi dell’accoglienza prevedendo corsi di formazione e tutto quanto sia necessario per una sua etica e pratica realizzazione; solo così potremo impostare e dotarci di seri criteri valutativi.

Siamo sicuri che nonostante tutto l’impegno che proveremo a prodigare ed il confortante e sinergico aiuto altrui, incorreremo in inevitabili errori.
Ma il punto non è questo, bensì il tentativo (il più condiviso possibile) di superare il paradosso del volontariato e dell’associazionismo, quello che si basa su falsi valori, quali il sentimentalismo fine a se stesso, il pietismo, l’unilaterale gratificazione o soddisfazione dei bisogni del proponente, l’autoreferenzialità solo per perpetrare e legittimare un inefficace circolo vizioso della solidarietà o la semplice sopravvivenza associativa.

Come più volte affermato, l’associazione “MONDO IN CAMMINO” volgerà, come titolarità, la sua attenzione all’area dell’ex Unione Sovietica, riservandosi (solo in qualità di adesione o collaborazione) possibilità di interventi in altri parti del mondo.
Gli ambiti di intervento nell’ex Unione Sovietica possono o potranno essere di diverso tipo: settore ambientale, settore sociale, conflitti, convivenza interetnica, settore sanitario, ecc.
Ogni campagna attivata o da attivare deve o dovrà essere chiara nelle finalità e nei contenuti evitando sovrapposizioni che ne potrebbero impedire l’avanzamento o che (per più o meno voluta o cosciente consapevolezza) ne potrebbero svalutare gli obiettivi e i risultati.
Per essere chiari e a scopo esemplificativo, intervenire in Bielorussia sul problema della radioprotezione non è (e non significa necessariamente) intervenire sul problema della povertà o dell’isolamento infantile negli internati. Questi possono essere sicuramente aspetti sinergici, ma dotati di finalità e strumenti diversi: mescolarli senza salvaguardarne le peculiarità porta a comuni fallimenti o a risultati parziali o indefiniti; rispettarne la singola valenza è assicurare, invece, futuri e complementari risultati sinergici. Sono la ragione dell’intervento, l’analisi e la scelta dell’obiettivo che mutuano gli strumenti, gli attori ed i risultati, anche in presenza di uno stesso soggetto destinatario di un’attenzione complessa e multifattoriale (ogni singolo fattore deve diventare come un microprogetto coordinato con gli altri).

La forma associativa scelta è quella dell’Organizzazione di Volontariato per la Solidarietà (OVS) più confacente al tipo di attività e agli obiettivi scelti.
L’OVS fa riferimento alla legge 266/91.
Lo statuto farà necessario riferimento alla legge di cui sopra.
Saranno ovviamente previsti tutti gli organi di rappresentanza e, pur cercando di assicurare maggior snellezza funzionale ed interpretativa allo Statuto, saranno previsti ed attuati, nel tempo, appositi regolamenti e commissioni per assicurare la massima trasparenza, democraticità e partecipazione.
All’associazione aderente, fatti salvi i vincoli/accordi organizzativi e di coordinamento, sarà garantita la piena autonomia gestionale nei confronti delle campagne scelte o proposte.
Al singolo aderente sarà garantita, con pari dignità, la piena partecipazione alla vita associativa di “MONDO IN CAMMINO”.

In conclusione tutti i passaggi elencati nel documento pongono volutamente l’accento sulle questioni ritenute più importanti o più spinose: questioni che dovranno caratterizzare “MONDO IN CAMMINO”.
Chiediamo scusa se in alcuni passi abbiamo dato l’idea di essere presuntuosi.
Abbiamo solo cercato (sulla base delle esperienze in nostro possesso, dei confronti voluti e dei nostri errori) di chiarire gli intendimenti, convinti che la volontà di altri associati di condivisione delle finalità, possa portare ad una crescita comune nel campo dell’associazionismo, ad un arricchimento generale, all’abbattimento di eventuali reciproci sospetti, al superamento del proprio orticello, alla non dispersione di energie, alla donazione e liberalità dei propri mezzi e del proprio know how, ad una maggiore democrazia e trasparenza delle azioni, ad un apprezzamento della chiarezza, del confronto e del tempo ad essi dedicato e, soprattutto, alla finalizzazione, congruenza, efficacia, efficienza e pertinenza dei progetti attivati e da attivare.

Massimo Bonfatti 01/09/05

(1) Vengono elencate le più significative Associazioni, Enti, Istituti che hanno collaborato con il Progetto Humus: Ass.”Amici di Serena” di Lodi, Ass. “Un ponte sulle risaie” di Vercelli, Ass. “Il cavallo bianco” di Roma, Ass. Arci 690 di Cascina-Pisa, Ass. “Per un Sorriso in più” di Mathi-To, Ass. “Sassolino Bianco” di Bobbio Pellice-Torino, Ass. Psicologi per i popoli di Torino, circolo Legambiente Gaia di Torino, Comitato pro bambini bielorussi di Locate Triulzi-Milano, Ass.”Senza confini” di Pinerolo-Torino, Circolo Legambiente di Carignano-Torino, Ass, “Genova per Chernobyl”, Coordinamento veneto e marchigiano di Legambiente, Ass. SMAC di S. Martino in Rio-Reggio Emilia, Ass.”il seme” di Monopoli-Bari, Caritas di Roma, Ass. “Un futuro per i bambini di Chernobyl” di Carpenedolo-Brescia, Ass. “Casalbarbato per Chernobyl” di Fontanellato-Parma, Comitato Moncalieri-Torino, Ass. “Noi per loro” di Cameri- Novara, Circolo Legambiente di Novara, “Forum per i diritti dei bambini di Chernobyl” di Aosta, Ass. “Valle Stura per Chernobyl” di Demonte-Cuneo, Circolo Legambiente di Faenza-Ravenna, Comitato Chernobyl di Cornuda-Treviso, Ass. “Noi…insieme per Chernobyl” di Casale Monferrato-Alessandria, circolo Legambiente di Castronno-Varese e Pioltello-Milano, Ass. “Il girotondo” di Gassino-Torino, Ass. “Per i bambini di Chernobyl” di Lentate sul Seveso-Milano, Ass. “Giuseppe e Margherita Coletta di Avola-Siracusa, sez. Avis di Avigliano-Potenza, Comune di Mestrino-Padova, Comune di Carmagnola-Torino, Comune di Carignano-Torino, Città di Torino, Comune di Solarolo-Ravenna, Città di Vercelli, Comune di Colle Val d’Elsa-Siena, Provincia di Torino, Provincia di Lodi, Provincia di Milano, Provincia di Arezzo, Provincia di Siena, Provincia di Vercelli, Regione Piemonte, Regione Emilia Romagna, Regione Toscana, Consorzio di S. Vito del Cadore-Belluno, sez. Avis di Cesena, Centro Servizi Volontariato prov. Di Vercelli, Centro Servizi Volontariato di Aosta, Centro Servizi Volontariato di Torino, Ambasciata Bielorussa in Italia, Scuola media di Carignano-Torino, Scuola media di Mathi-Torino, Scuola media di Nole-Torino, Scuola media di Balangero-Torino, ITIS Faccio di Vercelli, Istituto Europeo Design di Milano, Società fotografica Emblema, Istituto “Mario Neri” di Imola.